RadioAzione

Archive for giugno, 2012

Lettera di Stefano dal carcere di Pisa

by on giu.28, 2012, under General

Dal sito di informa-azione si legge e si pubblica la seguente lettera del compagno Stefano Fosco arrestato nell’ambito dell’inquisizione “Ardire” e detenuto nel carcere Don Bosco di Pisa. A Stefano ed Elisa detenuti in un lager, purtroppo, di mia conoscenza un grande abbraccio.Un abbraccio a tutti i compagni detenuti!

 

Un brigante in gabbia
Con il fraterno appoggio solidale dei compagni e delle compagne della “Cassa antirep. delle Alpi occidentali”, comunico quanto segue:

Il 13 giugno 2012 sono stato tratto in arresto a Pisa, assieme alla mia compagna Elisa, all’interno dell’“Operazione Ardire” della procura di Perugia. I carabinieri del ROS hanno sfondato la porta e mi hanno condotto in caserma, in cui sono stato schedato e sottoposto al prelievo del dna e dove ho subito una pesante provocazione. In seguito sono stato ristretto presso il carcere Don Bosco di Pisa.
Il 16 giugno sono stato interrogato dal gip, ma – ovviamente – mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. Il passo successivo a livello legale sarà il tribunale del riesame.
Per ragioni che spiegherò a breve, sono stato impossibilitato ad accedere a qualsiasi canale informativo e pertanto ho una visione piuttosto ristretta di quel che è accaduto. Ad esempio, non conosco chi siano gli indagati, oltre a noi dieci tratti in arresto, e nemmeno conosco dove siano state effettuate le 40 perquisizioni.
L’ordinanza di custodia cautelare nei miei confronti è di oltre 200 pagine, e in essa le accuse che mi vengono imputate sono piuttosto pesanti: ideologo ed esecutore materiale di una serie infinita di azioni dirette, oltre a coordinamento  e propaganda di campagne solidali con i prigionieri anarchici di tutto il mondo. Ma, nel merito delle accuse ritornerò in futuro dopo una attenta analisi delle carte processuali.
Anticipo solo che lo schema seguito dagli investigatori sembra ripercorrere in pieno i tanti teoremi accusatori degli anni Settanta e Ottanta. La differenza fondamentale è che stavolta al centro dell’attenzione c’è il blog anarchico “Culmine”. Su questo punto, ovvero sulla presunta libertà di contro-informare ai tempi di internet, sarà doverosa una riflessione all’interno del movimento anarchico internazionale.
Essendo imputato di 270 bis e 280 sono stato classificato in A.S.2, ovvero devo scontare la carcerazione preventiva in un regime di Alta sorveglianza. Ma il carcere di Pisa, in cui mi trovo, non ha sezioni per l’A.S. ed è così che non ho socialità e faccio l’aria da solo in una sorta di isolamento informale!
È molto probabile che mi trasferiranno in un carcere che abbia delle sezioni i A.S.
I tanti compagni che mi conoscono da decenni sanno quanto sia importante per me il contatto con gli anarchici e le anarchiche. Se in questi giorni non avete avuto mie notizie, nemmeno un saluto, è perché sono stato impossibilitato a farlo.
In pratica, dal giorno del mio arresto fino al 22 giugno, giorno in cui mi è stata notificata la censura della corrispondenza, non ho ricevuto nulla, ma proprio nulla da parte dei compagni, nonostante i siano stati spediti telegrammi, cartoline, lettere solidali. Nel frattempo avevo scritto 13 lettere, utilizzando i pochi indirizzi memorizzati, e non ho idea se tali missive siano mai state recapitate. Pertanto, in dieci giorni di prigionia ho subito il blocco e sequestro totale di tutta corrispondenza, in entrata e in uscita. Non ho idea di quanto legale sia tale trattamento e, da anarchico, non mi interessa impugnarlo. Ci tengo solo a far conoscere questo pericoloso precedente negativo con un anarchico. Tratto in arresto e “desaparecido” dallo Stato italiano per dieci giorni, senza neanche poter ricevere telegrammi solidali. Per carità, nessun vittimismo, solo una constatazione di quel che il sistema si prepara a fare contro noi anarchici.
Il giorno stesso dei nostri arresti è intervenuta anche il ministro degli interni, stesso copione già visto con l’arresto dei compas cileni coinvolti nel caso “Bombas”, dei compagni greci della “Cospirazione delle cellule di fuoco”, degli arrestati in Bolivia. Anche su questo, ovvero sulla internazionale della repressione anti-anarchica, bisognerà riflettere.
Oltre alla censura della corrispondenza, ho il divieto di incontro e di corrispondenza con la mia compagna Elisa, rinchiusa nel femminile del carcere di Pisa.
Fino ad oggi, per i motivi sopra esposti, non mi è stato possibile contattare i miei coimputati/e, dei quali non avevo nemmeno il recapito. Annuncio che, appena dopo il riesame, inizierò a preparare la mia difesa tecnica con la quale smentirò, punto per punto, le tante menzogne diffuse in questi giorni. I compagni anarchici che mi conoscono da decenni sanno bene che non sono così sprovveduto, come vorrebbero far credere. Questo è il mio quinto 270 bis, in precedenza sono stato assolto o archiviato prima del processo per analoghe associazioni sovversive da parte delle Procure di Genova, Lecce, Torino e Firenze.
Da individualista quale sono, ho sempre trovato affascinante il percorso dell’antigiuridismo anarchico, e sulle mie spalle di pregiudicato ho una condanna per “Oltraggio all’onore e al prestigio del corpo giudiziario”, ma credo che tale percorso abbia dei limiti, soprattutto quando ci si trova dinanzi a un teorema accusatorio pieno di menzogne, manipolazioni e clamorosi errori di traduzione.
Per preparare la mia difesa tecnica – si badi bene, senza accettare nessun interrogatorio da parte della giustizia – ho bisogno di un grande aiuto da parte del movimento anarchico, italiano e non solo. In pratica, devo ricostruire con documenti, comunicati, articoli e libri la storia dell’anarchismo d’azione degli ultimi decenni. Di volta in volta segnalerò i materiali dei quali avrò bisogno. Ovviamente mi auguro che qualche compagno smanettone salvi tutto il data-base di Culmine, con una particolare attenzione alla cronologia dei post pubblicati. Più copie saranno salvate e meglio sarà. (Occhio, quando consultate Culmine evitate di fare commenti a voce alta, potreste essere arrestati all’istante!)
Tutti noi anarchici sappiamo che un giorno o l’altro potremmo finire dietro le sbarre, ma quel che colpisce in questo caso è il feroce accanimento nei confronti di due carissimi amici e compagni: Marco e Gabriel che, per ragioni diverse, erano prossimi a una decisiva svolta della loro lunghissima situazione detentiva. Colpisce soprattutto quel che si dice contro Marco e penso sia urgente che il movimento anarchico internazionale si ponga l’obiettivo di valutare come sostenerlo in maniera efficace.
Non ho idea se mi verrà recapitata tutta la corrispondenza.
Io risponderò a tutte le lettere e cartoline che riceverò. Per via della censura, vi consiglio di inviarmi in maniera separata materiale scritto in italiano da quello scritto in altre lingue (spagnolo e inglese).
Invio un forte abbraccio ai compagni e alle compagne che mi/ci hanno espresso la propria solidarietà, come il corteo spontaneo di Trento, quello di Perugia o il manifesto di Pisa.

Un abbraccio carico di cariño al Tortuga!

Un caro saluto ribelle dal brigante in gabbia

Stefano Gabriele Fosco
C.c. di Pisa, via Don Bosco 43, 56127 Pisa
24 giugno 2012

 

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Testo di Sami Syrianos in solidarietà con Olga

by on giu.21, 2012, under General

Ogni conflitto col potere, anche se parziale o minoritario, contiene in se stesso la stessa posta in gioco della guerra rivoluzionaria

 

La compagna Olga Ikonomidou si trova da un mese a questa parte in isolamento nel carcere di Diavata, a causa del suo rifiuto della perquisizione corporale.
Lasciando da parte i ridicoli pretesti dei carcerieri, poiché non sono capaci di convincere nemmeno il più ingenuo,  è chiaro come la ragione così come l’obiettivo di questa condanna nella condanna sia la stessa posizione irriducibile della compagna, quanto il fatto che questa si mostri tramite la negazione dell’umiliazione della perquisizione corporale, come tramite qualsiasi altra maniera. In poche parole, tutti questi giorni che Olga ha passato permanentemente sorvegliata dall’obiettivo di una telecamera, che ostentatamente chiamano “luogo di accoglienza”, non costituiscono nient’altro se non la risposta repressiva dello stato alla sua scelta di mantenere la sua posizione politica e la sua combattività dentro le mura.

Oltre qualsiasi semplificazione sulla vendetta, generale e incerta, dobbiamo tenere presente come ogni pratica repressiva (tanto fuori quanto dentro le mura) si inserisca e sia sfruttata come una parte dell’ampia strategia repressiva del dominio, anche quando non è pianificata deliberatamente. La politica del conflitto multiforme che ha luogo senza sosta nel quadro della guerra sociale, che sia espressa a livello collettivo o individuale, mette in gioco in ogni aspetto di entrambi i lati che si affrontano: il costo politico (o il guadagno) del suo risultato e il precedente che quella crea.

“I sistemi totalitari ricordano il pattinaggio artistico: complicate macchine precise e soprattutto totalmente incerte. Sotto la fragile corteccia dell’ordine si trova l’agguato del ghiacciato caos… ed esistono angoli dove il ghiaccio è ingannevolmente delicato.”

L’ambiente dentro le mura costituisce una bomba ad orologeria senza “blocchi di sicurezza” costantemente pronta ad esplodere. La continua pressione psicologica che dispone ognuno ad un livello particolare proveniente dalla prigionia può – quando non scoppia tra gli stessi prigionieri o quando non si sfoga in maniera autodistruttiva tramite l’eroina e gli psicofarmaci – trasformarsi in una forza distruttiva con risultati per niente desiderati dal potere (le carceri sono state bruciate fin dalla loro fondazione per motivi apparentemente insignificanti). Per il mantenimento del fragile ordine interno a queste condizioni, la tolleranza zero di fronte ad ogni tipo di ribellione è necessaria – naturalmente combinata con i differenti tipi di valvole di sfogo -. In base a questa doppia strategia di controllo e repressione è dove si considera estremamente pericolosa la presenza di persone che non abboccano all’esca né cadono nella trappola e che allo stesso tempo sono decise a provocare una rottura tanto coi meccanismi quanto con le coscienze dentro il carcere.
Coscienze radicali e pratiche di rottura che diffondendosi possono avere come risultato la scintilla che farà saltare in aria l’apparente normalità. Le istituzioni penitenziarie di ogni luogo sanno tutto ciò molto bene per questo sono disposte lì dove possono a scaricare la durezza che dispongono, tenendo come primo obiettivo proprio il simbolismo che trae con sé ogni negazione.

“… i terroristi non devono comunicare tra di loro. Se un terrorista non comunica con nessuno morirà come un pesce sulla terra ferma… se disidrati un terrorista isolandolo dalle sue fonti ideologiche e spirituali allora muore la sua parte rivoluzionaria, cioè il suo lato distruttivo…”

Dagli anni ’70 in poi il regime speciale di isolamento è diventato il metodo tipico per castigare coloro che si oppongono politicamente al dominio. Lottatori di tutti gli spettri del movimento rivoluzionario che provarono sulla propria pelle questa tortura “civilizzata”. Nella maggior parte dei regimi della democrazia borghese, il mantenimento della maschera “democratica”, civilizzata e “umana” costituisce una parte organica dei suoi meccanismi sociali. L’isolamento arrivò come strumento ideale (a causa della sua natura intangibile, che permette di guardare le apparenze, ma anche la sua effettività scientificamente provata per inenarrabili esperimenti militari) per l’eliminazione del suo nemico interno.
Oltre ogni esagerazione, si può dire che l’isolamento costituisce in questo momento una raccolta di pratiche di castighi speciali.

In Grecia i condannati e i membri del 17N sono gli unici che si trovano in questo momento in questo regime di prigionia speciale in maniera permanente. Tuttavia, l’isolamento prolungato per mesi costituiva una pratica che si utilizzava ampiamente nel passato (assieme alle percosse e altri metodi di tortura) con l’obiettivo di condurre i prigionieri ribelli all’estenuazione fisica e mentale. Negli ultimi anni la trasformazione graduale dei metodi di controllo del carcere, con l’introduzione dei cosiddetti “benefici” usati come ricatti e lo stabilimento dell’utilizzazione dell’eroina e psicofarmaci in maniera massiccia ha condotto ad un relativo eclissarsi di queste pratiche.

Il ristabilimento dell’isolamento prolungato negli ultimi tempi costituisce – molto più che una semplice regressione- il presagio di come si prepara il terreno per la creazione di una relativa repressione e di una “condanna personalizzata per garantire l’ordine”, stabilendo il regime di prigionia speciale come una condizione permanente.
Così come non è passato molto tempo dalle proposte dell’allora capo della polizia che tra gli altri si riferivano al trasferimento di tutti i condannati per la legge antiterrorista nella galera speciale che si costruì a Larissa col principale obiettivo di “accogliere” i condannati del 17N

E’ ovvio come il lato del dominio sviluppi costantemente la strategia repressiva di sfruttare la frammentazione del nostro lato ed il clima generalizzato di tensione predominante. Di fronte a questi metodi è necessario mobilizzare le nostre file, mantenendo chiaro l’insieme di obiettivo dei movimenti del nemico. Questa è la creazione del fronte rivoluzionario polimorfo che – lungi da una logica centrata unicamente sull’autodifesa – sarà in posizione per costituire il colpo di grazia al già scosso regime sociale.

“Il negatore non si pente. Se chiederanno, ancora una volta, tornerà a dire di no. E tuttavia starà pagando questo no – il corretto – per tutta la sua vita…”

 

SOLIDARIETA’ CON OLGA IKONOMIDOU CHE SI TROVA IN ISOLAMENTO DA UN MESE E MEZZO, AFFRONTANDO IL COSTO DELLA SUA IRRIDUCIBILE POSIZIONE.

 

Rami Syrianos

Carcere di Larisa

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Aggiornamenti su Marco e Gabriel

by on giu.21, 2012, under General

Da Informa-azione:

Apprendiamo dal Soccorso Rosso Svizzero [RHI - SRI] che Marco Camenisch e Gabriel Pombo Da Silva, rispettivamente prigionieri in Svizzera e in Germania, non hanno tuttora ricevuto alcuna notifica di ulteriori misure cautelari, rogatorie internazionali, perquisizioni delle celle o quant’altro, al contrario di quanto ordinato dalla regista di questa macchinazione repressiva: la pm perugina Manuela Comodi, inquisitrice alla ricerca di ingredienti esotici per la farcitura dell’ennesima inchiesta per “reato associativo” contro gli anarchici italiani.
Seguiranno aggiornamenti.

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Il trionfo del Genio Distruttore

by on giu.16, 2012, under General

Ricevuto e pubblicato:

IL TRIONFO DEL GENIO DISTRUTTORE…
Ah!l’odore e la puzza si mescolano.
Per scalare il vertice ci vogliono unghie affilate e mani pronte alle ferite più dolorose.
Mentre si scala il vertice di un’umanità decadente,cadono,cadono le rocce che si sgretolano sotto le dita…
Ardire!Osare!Ecco scatenarsi i timori popolari mescolati al Ressentiment verso la nostra sovranità dell’individuo…
I sogni e gli incubi di Filippi mi vengono incotro…
Un diavolo indomito si erge sopra le moltitudine nate dal caso.
Un diavolo che non accetta di essere messo a giudizio dalla vostra autorità prossima alla fine…
Dalle vostre chiese ortodosse avete emesso mandati di arresto contro noi,vagabondi del pensiero e dell’azione,noi diavoli del terrore,coloro che sputano e vomitano sopra le vostre statue sacre…
noi diavoli del terrore ,gli iconoclasti,i nichilisti illegalisti e i rivoluzionari senza un nome…
Tutto quello che nasce è giusto che rovini!Tuonava dalla sua vetta il Goethe!
La vostra unione dei Deboli che chiamate Stato e Società non è immune a questa legge delle cose…
Il Trionfo del Genio Distruttore è quello che vi aspetta…
Non basteranno le scomuniche e i roghi allestiti dai servi di suor.Manuela Comodi…
“Una risposta dello Stato” è stato detto…un riso sacrilego rimbomba nelle celle,per ogni arrestato ci sarà un nuovo rivoluzionario nichilista pronto ad attaccare.
Il fuoco non ci brucia,veniamo da un posto molto più caldo e ci siamo allenati per l’inferno.
Saluto gli affini,i compagni dell’Internazionale Nera i senza nome e gli arrestati e indagati
nell’operazione “Ardire”.
Omertà totale e nessuna delega.
Per l’Anarchia e il trionfo dell’Io.
Il trionfo del Genio Distruttore – Maurizio De mone

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Indirizzi per poter scrivere ai compagni detenuti

by on giu.16, 2012, under General

Stefano Gabriele Fosco
Elisa Di Bernardo
Via Don Bosco, 47
56127 Pisa

Alessandro Settepani
Paola Francesca Iozzi
CC Capanne
via Pievaiola 252
06132 Perugia

Sergio Maria Stefani
CC Regina Coeli
Via Della Lungara, 29
00165 Roma

Katia Di Stefano
CC Rebibbia Femminile
Via Bartolo Longo
00156 Roma


Giuseppe Lo Turco
CC Marassi
Piazzale Marassi, 2
16139 Genova


Giulia Marziale
CC Teramo
Contrada Castrogno
64100 Teramo

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NIENTE DI CUI STUPIRSI (sull’inchiesta “Ardire” ed i porci Comodi)

by on giu.15, 2012, under General

NIENTE DI CUI STUPIRSI (sull’inchiesta “Ardire” ed i porci Comodi)
L’ennesima inchiesta, portata avanti dall’ennesima procura, contro i compagni anarchici non ci stupisce minimamente perché era nell’aria.
Tutto era stato annunciato specialmente negli ultimi mesi sulle pagine dei media nazionali che stendevano il tappeto rosso per la passerella del pm di turno. A sfilare sotto i riflettori questa volta , e per l’ennesima volta, è la pm Manuela Comodi, sostituto procuratore della Procura di Perugia, già nota sia da molti compagni anarchici sia dagli assidui telespettatori di alcune trasmissioni “tribunali”televisive per quanto riguarda l’omicidio di Meredith Kercher e per cui aveva mandato dietro le sbarre un ragazzo dello Zaire, Patrick Lumumba, giusto perché era di pelle “nera”.
Erano mesi che l’inquisitore di turno mandava “veline” alla stampa cercando di preparare bene l’evento che l’avesse portata sul piedistallo, o al massimo su una poltrona di “Porta a Porta” o “Matrix”.
Il 13 giugno, alle ore 04:00, sotto richiesta della stessa pm Comodi venivano arrestati 10 compagni; perquisiti circa 40 compagni in tutta Italia, in Svizzera, Germania e Grecia e un totale di 24 indagati tutti per 270bis, tranne i compagni arrestati che vengono accusati anche per reati specifici.
Tutti indagati nell’inchiesta “Ardire” contro la Federazione Anarchica Informale.
L’operazione ha avuto la collaborazione dei R.O.S. (reparto operativo speciale dei carbinieri) guidati dal noto comandante Gianpaolo Ganzer (o semplicemente “Escobar”. Il capo caramba gestiva alcuni spostamenti nel traffico di droga e per questo era stato anche condannato a 14 anni).
Nelle prime ore del pomeriggio, dello stesso giorno, gli inquisitori erano già davanti alle telecamere a decantare la loro impresa per aver messo fine alla storia della Federazione Anarchica Informale.
Parole già sentite dagli inquisitori romani qualche anno fa, per quanto riguardava l’inchiesta “Operazione Cervantes”, e nella consecutiva inchiesta contro i compagni che all’epoca erano redattori di “Croce Nera Anarchica”.
Quindi niente di nuovo…se non che a veder negata la propria libertà fisica oggi sono altri compagni e che dall’operazione Cervantes in poi la F.A.Informale si è sparsa come un tumore nei corpi degli stati mondiali e man mano colpisce qualche organo.
Fortunatamente mai nessuna inchiesta ha spento il fuoco di ribellione che vive dentro qualsiasi anarchico che lotta per la distruzione dell’esistente e per una società libera.
In passato c’erano compagni come Bresci, Severino Di Giovanni e Sante Caserio, oggi c’è la Federazione Anarchica Informale e moltissimi altri individui che, anche se non condividono alcuni contenuti della F.A.I., portano avanti l’azione diretta contro gli stati e le loro istituzioni mondiali con i propri contenuti.
Quindi “ad ognuno il suo”; il necessario è che l’azione diretta diventi sempre di più una pratica quotidiana e che un po’ di libri di teorie sull’insurrezione vadano in soffitta insieme ai loro teorici.
SOLIDARIETÀ E COMPLICITÀ CON I COMPAGNI ARRESTATI!
SOLIDARIETÀ CON TUTTI GLI INDAGATI E PERQUISITI!
PER L’AZIONE DIRETTA “COL FATTO”, PER L’ANARCHIA

RadioAzione


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Aggiornamento sui compagni arrestati nell’inchiesta “Ardire”

by on giu.15, 2012, under General

Alessandro e Paola hanno già fatto l’interrogatorio di garanzia, hanno visto i rispettivi avvocati e possono ricevere la posta.
Sono nel carcere di Perugia, l’indirizzo è:

Alessandro Settepani
Paola Francesca Iozzi

casa circondariale Capanne
via Pievaiola 252
06132 Perugia

Sergio e Katia, rinchiusi rispettivamente a Regina Coeli e Rebibbia, faranno l’interrogatorio domani, nel momento in cui vedranno l’avvocato e nel frattempo non ricevono posta.
Anche Giulia, a Teramo, non è ancora stata interrogata.

Sono tutti in isolamento.

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porci COMODI

by on giu.14, 2012, under General

Dopo il plastico di Cogne, della casa di Meredith e della Costa Crociere verrà il turno del plastico di Adinolfi?

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Lettera di Tomo sull’operazione “Ardire”

by on giu.13, 2012, under General

Di seguito viene pubblicata la lettera del compagno Tomo sull’operazione “Ardire”:

 

Il caos è alle porte…

 

E’ la stessa storia che si ripete.

 

Nel contesto di una maxi-operazione (“Operazione Ardire”… ma che nome del cazzo è?) contro anarchici ed incendiari della pace sociale, alle 4.00 della notte tra il 12 ed il 13 giugno, subisco una perquisizione domiciliare da parte dei ROS di Perugia e di Bologna, oltre ad un paio di carabinieri locali (anche se con esito negativo, a differenza dell’ultima). Cercavano le stesse cose dell’altra volta: computer, materiale esplodente, ecc.
Questa volta, però, con una simpatica sorpresa: i signori in divisa, per ordine dell’ormai nota suor M. Comodi, mi informano del fatto che è stata aperta un’indagine nei miei confronti, per il solito articolo 270bis.
Voglio comunque chiarire che, sebbene mi sia stato assegnato al momento un avvocato d’ufficio, revocherò ogni difesa legale, poiché nego il diritto e non riconosco nessuna autorità, giudiziaria o meno.

 

Voglio anche specificare che, come individuo in guerra con la società, supporto la pratica dell’azione diretta e che, quindi, supporto le azioni della FAI.

 

In ogni caso, una classica retata in grande stile, per la quale, tra l’altro, sono in custodia cautelare una decina di anarchici e sono sotto indagine più di una ventina di persone, tra cui anche alcuni/e compagni/e della CCF, ma è ancora presto per avere un quadro generale della situazione.

 

Che dire? Sarebbe ripetitivo sottolineare che, nonostante tutti gli anni di galera sotto i quali possono seppellirci, l’incendio che portiamo dentro è ormai inarrestabile.
Esso si espande, fiero, ed incontra le fiamme degli affini di ogni dove, coloro che, in un mondo come questo, accettano un’unica posizione: quella dell’attacco.
Questi straordinari compagni, il cui odio brucia come mille soli che splendono nel cielo, sono gli amici ed i fratelli con cui condividiamo rabbia e dolore, lacrime e sorrisi, dubbi e passioni che pesano come macigni e fischiano come piombo; sono coloro che minacciano la società, le sue leggi ed i suoi difensori con la loro stessa esistenza; sono quei ribelli indomiti che illuminano le notti e dipingono le città coi colori della distruzione e della rivolta.
Anche da dietro le sbarre delle carceri o all’interno dei tribunali, i loro sguardi, le loro parole ed i loro pensieri sono armi pericolose e si fanno lime affilate per l’evasione, benché giudici e PM tentino di soffocare in loro qualsiasi barlume di potenza individuale.
Ma questi scarti umani non possono fermare la furia iconoclasta che si sta diffondendo come un virus.
Noi siamo l’infezione… e non c’è nessuna cura. Né per i “padroni”, né per i “servi”.

 

Il caos è alle porte…

 

Un gigantesco, incandescente, complice abbraccio di fuoco a voi, compagni.

 

SOLIDARIETA’ TOTALE CON I RIBELLI ARRESTATI ED INDAGATI 
PER LA DISTRUZIONE DELLA SOCIETA’ 
CHE IL RUGGITO DELLE POLVERI SQUARCI IL SILENZIO DELLA PACE SOCIALE

 

VIVA L’ANARCHIA!

 

Tomo, 13 giugno, dal mio Nulla.


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